Inghilterra, crisi in Europa: cinque partite, nessun gol. Solo il Chelsea può salvarla

Postuar në 26 Shkurt, 2014 07:04

C'era un tempo in cui il football inglese dominava l'Europa, con tre squadre su quattro in semifinale di Champions o come minimo tutte qualificate per i quarti. Sono passati pochi anni, eppure sembra un lontano passato guardando ai risultati di questi giorni. Mettere in fila quelli di Champions fa un effetto deprimente per i tifosi inglesi: Olympiacos-Manchester United 2-0; Arsenal-Bayern 0-2; Manchester City-Barcellona 0-2. Aggiungeteci l'Europa League, Dnipro-Tottenham 1-0 e Swansea-Napoli 0-0, e fa cinque partite senza un solo gol segnato dalle squadre dell'Inghilterra. Se il Chelsea non riabilita l'onore nazionale stasera a Istanbul contro il Galatasaray di Roberto Mancini, il rischio che neanche un club inglese si qualifichi per i quarti di finale di Champions è serio; e se non ci sarà un pronto riscatto in Europa League, la prospettiva di neanche un team inglese in Europa quando le coppe entrano nella fase decisiva, quando giocano i più forti insomma, è realistica.

Eppure, paradossalmente, in patria la Premier League di quest'anno è equilibrata e appassionante come non mai. A un paio di mesi dal termine del campionato, in testa alla classifica ci sono quatto squadre in appena quattro punti, Chelsea, Arsenal, City e Liverpool, tutte sulla carta ancora in grado di vincere il torneo. Una situazione ben diversa dai campionati del resto d'Europa: in Germania, in Francia, in Italia, il divario tra la capolista e chi segue è ampio se non già insormontabile, e solo in Spagna c'è ancora incertezza tra chi prevarrà fra Real, Atletico e Barcellona.
Ma una cosa è il campionato nazionale, evidentemente, un'altra l'Europa. "Continuiamo a illuderci che la Premier sia il torneo più bello e più competitivo d'Europa, quello dove si gioca il miglior calcio, ma non è più così", accusa Roy Keane, l'ex-giocatore del Manchester United, ora vice-allenatore della nazionale irlandese, dopo avere assistito all'umiliante sconfitta dei Diavoli Rossi in Grecia. "Per competere in Europa, lo United di oggi avrebbe bisogno di cambiare sei-sette giocatori". Parole analoghe giungono dai giornali e dai commentatori televisivi. Il passo falso di Rooney e compagni contro l'Olympiacos viene definito "una tragedia greca". Robin Van Persie accusa i propri compagni di invadere i suoi spazi e non passargli la palla. I tifosi dei Red Devils cominciano a perdere la pazienza con David Moyes, l'allenatore che sostituito il leggendario Alex Ferguson. Ma la crisi non riguarda solo l'ex-squadra regina di Manchester. L'Arsenal non vince più niente, in Inghilterra o in Europa, da otto anni. Il City ha fatto spese pazze ma rischia di uscire ancora una volta dall'Europa. E il Chelsea, come lo stesso Josè Mourinho si è lasciato inavvertitamente scappar detto davanti al microfono di una tivù francese, "non ha attaccanti che sappiano fare gol".

In realtà guardare le partite della Premier continua a essere divertente: qui si gioca un calcio veloce, aggressivo, senza troppe interruzioni arbitrali. Il fatto è che i giocatori più forti, le stelle del calcio europeo, non sono più in Inghilterra: da Ronaldo a Messi, da Ibrahimovic a Bale, da Tevez a Neymar, da Robben a Ribery, da Cavani a Falcao, giocano altrove. Forse la ragione del declino del football inglese in Europa è tutta qui.

 

Repubblica.it, ENRICO FRANCESCHINI

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